18/07/2009
Alberione e il sacerdote
Don Alberione e il Sacerdozio - 1
Preparato da Don Eliseo Sgarbossa, SSP (Il Cooperatore Paolino - Luglio 2009)
venerdì, 17 luglio 2009
Iniziamo con questo testo, una serie di riflessioni su don Alberione e il sacerdozio, così da accompagnare l’Anno Sacerdotale lasciandoci guidare dall’esempio e dall’insegnamento del Fondatore.
Il beato don Giacomo Alberione (1884-1971) è noto come “il profeta della moderna evangelizzazione mass-mediale”. Ma è anche riconosciuto come uno dei più fecondi e creativi fondatori di istituzioni religiose, avendo dato vita alla Famiglia Paolina.
Meno nota è la storia del suo sacerdozio come prete di Alba (Cuneo): la sua formazione, il suo modo di vivere il presbiterato e la sua proposta di un tipo nuovo di ministero sacerdotale, a partire dall’agosto 1914, quando dette inizio alla fondazione della Famiglia Paolina.
da:Paulus.net
06:52
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28/06/2009
San Paolo attuale
ANNO PAOLINO
IL BILANCIO DEL CARDINALE ANDREA CORDERO LANZA DI MONTEZEMOLO
SAN PAOLO È PIÙ
ATTUALE CHE MAI
Questi 12 mesi di celebrazioni hanno portato a una più profonda conoscenza dell’apostolo. E aprono prospettive importanti su molti fronti, a partire dall’ecumenismo.
«Tra gli effetti benefici che la celebrazione dell’Anno paolino ha prodotto nella comunità ecclesiale vi è quello di aver suscitato in molti un interesse per il pensiero e l’opera di san Paolo, che continueranno a essere fecondi anche dopo la chiusura cronologica del 29 giugno. Con una iniziativa rivelatasi davvero provvidenziale, papa Benedetto XVI ha infatti voluto attirare l’attenzione della Chiesa di oggi su san Paolo per indicare a tutti i battezzati un modello di fede vissuta e testimoniata».
Don Silvio Sassi
Superiore generale della Società San Paolo
«Questo Anno paolino ha rappresentato una grande scossa e un importante stimolo per la rinnovata conoscenza dell’opera e dell’insegnamento di san Paolo. Ora sta a tutti noi proseguire lungo questa strada, per approfondire un messaggio sempre attuale». Per il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, arciprete della basilica di San Paolo fuori le Mura, la conclusione dell’Anno dedicato all’Apostolo delle genti – che viene celebrata in diverse cerimonie, anche con la presenza di Benedetto XVI, fra il 28 e il 29 giugno – rappresenta l’occasione di un opportuno bilancio.
«Quando gli proposi l’idea», prosegue il cardinale, «lo sguardo del Papa si illuminò e immediatamente, da fine teologo qual è, mi offrì due fondamentali indicazioni. La prima è stata quella di far comprendere meglio san Paolo, di cui non è ancora ben conosciuta la ricchezza dei testi. In effetti anche san Pietro era consapevole della pregnanza di queste opere: "In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina", leggiamo nella sua seconda Lettera. Ma la loro importanza è documentata dal fatto che, fra le letture proposte nell’anno liturgico, circa la metà sono di Paolo. Il secondo compito è stato di svolgere tutto in una dimensione ecumenica, pregando con i nostri fratelli separati mediante l’aiuto di san Paolo. Dopo questi 12 intensi mesi penso di poter dire che il risultato è positivo».

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Che reazioni ha riscontrato nei pellegrini? C’è stata un’attenzione diversa rispetto al passato?
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«Indubbiamente. Faccio un solo esempio: il 1° maggio 2008, prima di avviare l’Anno paolino, registrammo intorno agli 8.500 visitatori; il 1° maggio 2009, giunti ormai al termine, ci sono state 16.800 presenze. Agli inizi c’è stato un avvio lento, ma gradualmente l’attenzione si è accentuata e in queste ultime settimane si è verificata quasi una corsa nelle prenotazioni. Ma, oltre al dato numerico, posso affermare che pure la qualità dei pellegrinaggi si è costantemente accresciuta, anche grazie ai documenti pastorali emanati da numerosi vescovi che hanno spiegato ai loro fedeli questo evento e li hanno poi fisicamente accompagnati qui».
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Quali sono stati i momenti più significativi di questo anno celebrativo?
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«Fra i tanti, vorrei citare innanzitutto i cinque appuntamenti impostati sull’interrogativo se Paolo sia ancora capace di parlare ai cristiani di oggi. Ne sono stati protagoniste personalità ecclesiastiche e culturali, ma anche artistiche e sportive, che hanno proposto la loro testimonianza e sono state accolte in ciascuna occasione da due-tremila persone molto interessate. Poi ricordo la settimana dei Colloqui paolini, in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana, che ci ha aiutato a riscoprire le radici ebraiche di Paolo e a mettere in luce la sua eccezionale personalità, sia di letterato che di comunicatore. Un momento fisso per tutto l’Anno è poi stata la celebrazione ecumenica che ogni venerdì pomeriggio ci ha visti riuniti nella preghiera dei Vespri con altre comunità cristiane giunte da diverse zone d’Italia e anche d’Europa».
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Un aspetto significativo è stato quello della nuova sistemazione della tomba di san Paolo, resa finalmente visibile ai fedeli. Come ci siete riusciti?
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«È stato il risultato di uno sforzo corale di tutti i nostri esperti, che ha consentito di mettere in luce il fianco del sarcofago. La collocazione della tomba, proprio al di sotto dell’altare, ha impedito per il momento indagini più accurate, ma anche Benedetto XVI non è contrario all’idea che un giorno si realizzi una definitiva ricerca. I lavori di restauro e di adeguamento della basilica non si sono però limitati a questa area. Abbiamo apportato numerosi miglioramenti a tutti i servizi per i pellegrini e per il futuro ho già progettato una nuova struttura nel cosiddetto "orto dei monaci", dove saranno collocati i depositi delle attrezzature e altri locali per i visitatori».
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Quali prospettive si sono aperte?
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«La nostra prima preoccupazione è di far sì che tutti i benèfici effetti spirituali che abbiamo avuto possano continuare. Desideriamo coltivare nuove iniziative di studio e incrementare le esperienze ecumeniche di preghiera per l’unità dei cristiani. Proprio Paolo ci documenta infatti che è molto più quello che ci unisce che quello che ci divide. Dal punto di vista organizzativo, in collaborazione con la comunità benedettina guidata dall’abate Edmund Power, vogliamo fare in modo che la basilica e l’abbazia tornino a essere un centro vitale di spiritualità, di liturgia, di cultura. Fra i tanti progetti, vorremmo istituire un’accademia di studi paolini e promuovere un premio internazionale per i migliori saggi su san Paolo».
Saverio Gaeta
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AGLI STUDENTI PIACE IL SUO CORAGGIO
Se inizi a conoscere la vita e il messaggio di san Paolo non puoi che rimanerne affascinato. È quello che ha dimostrato un originale concorso rivolto ai giovani veronesi, promosso dal "Centro comunicazione e cultura" delle Paoline della città, in occasione delle celebrazioni dell’Anno paolino. Quasi duemila ragazzi, divisi in un centinaio di classi dalle primarie alle secondarie della provincia, hanno avuto occasione di scoprire e mettere in risalto la figura dell’Apostolo grazie al concorso "Paolo: dalla spada alla parola", realizzato in collaborazione con l’Ufficio Scuola della diocesi, la Periodici San Paolo e il Comune di Verona.
«Dai tanti elaborati pervenutici (ipertesti, Cd e Dvd, poesie e disegni, articoli e fumetti) emerge tutta l’attualità di Paolo e l’interesse nei suoi confronti anche da parte di chi non si professa credente. A colpire i ragazzi è stato soprattutto il Paolo viaggiatore avventuroso, l’uomo coraggioso e capace di conversione, l’evangelizzatore instancabile», sottolinea suor Anna Maria Moretto, delle Figlie di San Paolo.
A vincere il concorso sono state, per le scuole primarie, la classe IV A della Battisti di Tregnago; per le scuole secondarie di primo grado, la II A dell’istituto VR 6 Fanelli di Verona e per le scuole secondarie di secondo grado la IV M del liceo classico Medi di Villafranca.
Alberto Laggia
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da: FC
10:16
Scritto da: imsangel
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22/06/2009
La pastorale di Paolo
Editoriale
La pastorale di Paolo
di SILVIO SASSI
Tra gli effetti benefici che la celebrazione dell’Anno paolino ha prodotto nella comunità ecclesiale (la foto documenta il pellegrinaggio della Famiglia paolina alla basilica di S. Paolo il 25 aprile, ndr) vi è quello di aver suscitato in molti un interesse per il pensiero e l’opera di san Paolo che continuerà a essere fecondo anche dopo la chiusura cronologica del 29 giugno. Con una iniziativa rivelatasi provvidenziale, Benedetto XVI ha voluto attirare l’attenzione della Chiesa di oggi su san Paolo per indicare a tutti i battezzati un modello di fede vissuta e testimoniata. Riflettendo sull’attività missionaria dell’Apostolo, come ci appare pensata e messa in pratica nelle sue lettere, soprattutto quelle attribuite direttamente a lui, possiamo trarre incoraggiamenti e interrogativi sulla pastorale, realizzata nella duplice espressione delle attività che fanno perno sulla vita parrocchiale e delle iniziative che valorizzano le forme di comunicazione attuale.

Foto Censi.
Le divergenze e i problemi all’interno delle comunità cristiane alle quali san Paolo indirizza le sue lettere, costituiscono l’occasione perché egli interpreti la sua evangelizzazione anche riflettendo su colui che annuncia il Cristo morto e risorto. Trattare esplicitamente dell’evangelizzatore è confermare che l’evangelizzazione è l’impegno di tutta la Chiesa, ma che si attua mediante compiti diversi e convergenti. Valutando i conflitti dei gruppi che nelle comunità di Corinto si appellano a diversi missionari, l’Apostolo dirime la questione definendo il ruolo degli evangelizzatori: «Servitori per mezzo dei quali siete arrivati alla fede» (1Cor 3,5); «noi siamo collaboratori di Dio» (1Cor 3,9); «servi di Cristo e amministratori dei suoi misteri» (1Cor 4,1); «non che vogliamo signoreggiare sulla vostra fede! Anzi, siamo cooperatori della vostra gioia» (2Cor 1,24); «quanto a noi, siamo i vostri servi a motivo di Gesù» (2Cor 4,5); «fungiamo da ambasciatori, come se Dio esortasse per mezzo di noi» (2Cor 5,20); «siamo suoi collaboratori» (2Cor 6,1).
Ogni evangelizzatore si definisce in relazione a Dio, di cui è l’ambasciatore, il collaboratore e il ministro, e in riferimento ai destinatari, di cui è servo. L’opera di mediazione dell’evangelizzatore non può trascurare nessuna delle due relazioni. Se snatura la qualità dell’incarico ricevuto da Dio rischia di atteggiarsi a "padrone" della fede, addomesticando la parola di Dio; se perverte l’atteggiamento di servizio verso i suoi destinatari, si trasforma in mercenario o burocrate senz’anima. Potremmo chiederci se alcune iniziative di pastorale parrocchiale e di comunicazione mediale non siano sbilanciate in una relazione o minimizzino una delle due.
Quando san Paolo riassume tutta la sua attività missionaria affermando «mi sono fatto tutto a tutti» (1Cor 9,22), polarizza l’interesse di ogni opera pastorale sul suo obiettivo: «per salvare ad ogni costo qualcuno» (1Cor 9,22). La storia della vita cristiana può essere osservata anche individuando periodi nei quali si è dato maggiore rilievo a uno degli aspetti dell’evangelizzazione: la comprensione del ruolo dell’evangelizzatore, i contenuti, i mezzi, i metodi, gli incaricati, gli obiettivi e i destinatari.
Per adottare lo stile pastorale di san Paolo, sempre preoccupato dei destinatari, dobbiamo considerare quanto scrive ai Corinzi su profezia e glossolalia (cf 1Cor 14,1-33). «Chi parla da glossolalo edifica sé stesso; invece chi profetizza edifica l’assemblea» (1Cor 14,4) e, riferendosi al suo comportamento, precisa: «In assemblea preferisco dire cinque parole con la mia mente, per istruire anche gli altri, piuttosto che dire diecimila parole da glossolalo» (1Cor 14,19).
Benché i termini in questione siano di ambiti diversi, potremmo applicare questa distinzione alla pastorale parrocchiale e mediale evidenziando un problema di comunicazione tra il desiderio di offrire un messaggio ricco di contenuti e una comprensione parziale. Per la pastorale resta attuale la constatazione: «Ma non basta dire per essere intesi»; per questo, «nell’attuale pluralità culturale occorre coniugare l’annuncio e le condizioni della sua ricezione» (Per una pastorale della cultura 25). Valorizzando la definizione che san Paolo dà dei cristiani di Corinto, «la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, siete voi, poiché è evidente che voi siete una lettera di Cristo mediata dal nostro servizio, scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente» (2Cor 3,2-3), si può pensare alla pastorale necessaria per la comunicazione digitale.
Sollecitati dall’esempio del beato Alberione, se intendiamo realizzare una pastorale attenta ai comunicatori in rete, ispirata a san Paolo, dobbiamo avere l’audacia di proporre una fede capace di essere "conversazione".
Silvio Sassi
superiore generale della Società San Paolo
da: Vita Pastorale
15:22
Scritto da: imsangel
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